


Si va dai 10 centesimi di euro della Toscana ai 30 dell'Emilia e ai 90 della Lombardia. È in media quello che intascano le farmacie per ogni ricetta del Ssn spedita, prima delle tasse e con un margine stimato al sell in del 29,50%. La stima arriva dallo studio che Assofarm ha presentato martedì al tavolo del gruppo di lavoro costituito assieme a Federfarma per elaborare un nuovo modello di remunerazione delle farmacie. L'obiettivo è quello di definire una proposta congiunta entro la metà di settembre, in modo da presentarla alla parte pubblica in tempo per l'apertura del tavolo previsto dall'emendamento alla Manovra. Tempi che potrebbero essere rispettati nonostante la crisi in corso ai vertici del sindacato titolari, perché dopo il terzo incontro di ieri il gruppo di lavoro ha già abbozzato l'impalcatura della proposta di riforma. In sostanza si conferma la preferenza per un sistema misto basato su una quota fissa a pezzo più una percentuale sul prezzo di vendita, come avviene già in Germania e in Olanda.
Per quanto concerne le quantificazioni, sulla quota fissa Federfarma e Assofarm si stanno orientando su un valore di circa tre euro, da considerare tuttavia come una sorta di retribuzione base: il gruppo di lavoro, infatti, sta definendo una griglia di riferimento che, come accade per i medici di famiglia, incrementi il livello base a seconda delle prestazioni aggiuntive erogate: scatti dovrebbero essere previsti per le farmacie con maggiore personale (per fasce di fatturato), per chi osserva più turni, per le aperture continuate o altro ancora. Esclusi ovviamente i servizi previsti dalla Legge 69/2009, che dovranno essere retribuiti in base a tariffari da concordare nella Convenzione nazionale e in quelle regionali. da Farmacista33
